Il Nuraghe Diana è un trilobato di granito alto 15 metri, con cortile interno e villaggio, riutilizzato come postazione militare nel Novecento.
IL MONUMENTO

La storia del Nuraghe Diana inizia in età nuragica; non è possibile definire con maggior precisione l’epoca della costruzione.
Le diverse parti del nucleo fortificato — una torre principale e due torri secondarie — sono state edificate nello stesso momento.
In seguito il nuraghe è stato utilizzato in età romana.
Le ultime tracce di frequentazione risalgono agli anni Trenta e Quaranta del Novecento, quando è stato inglobato in una postazione militare.
DESCRIZIONE
IL NUCLEO FORTIFICATO
Il cuore del sito è il nuraghe trilobato, che comprende il mastio e due torri secondarie unite da un bastione curvilineo. È costruito con grandi blocchi di granito e oggi raggiunge i 15 metri di altezza.
Al centro del nucleo è racchiuso un cortile da cui si accede alle tre torri; l’ingresso si apre a sud-est.
I costruttori hanno sfruttato un grande affioramento roccioso come fondazione: le quote dei pavimenti si sono adattate alla roccia, e per questo il piano di calpestio di una torre secondaria è più alto del cortile.
IL VILLAGGIO
A ridosso del lato nord-occidentale del nuraghe si è sviluppato il villaggio di capanne circolari, tra cui spicca una capanna pavimentata.
IL NURAGHE E IL TERRITORIO
Il Nuraghe Diana sorge sul promontorio di Is Mortorius e domina il Golfo degli Angeli e il tratto iniziale della costa sud-orientale che collega Cagliari a Villasimius.
Insieme ai vicini nuraghi sui rilievi costieri faceva parte di una cintura difensiva attorno al golfo di Cagliari: i nuraghi del sistema erano in contatto visivo tra loro.
FREQUENTAZIONI E RIUSI
Il sito continua a essere frequentato dopo l’età nuragica: le tracce più consistenti riguardano l’età romana e poi il Novecento.
Nel 1939 viene costruita la batteria costiera “Carlo Faldi”; il nuraghe viene inglobato come postazione di osservazione. Il riuso ha alterato in parte il monumento, ma ha contribuito a preservarne alcuni settori.
STORIA E USI
Il sito è stato riusato come postazione militare: la batteria costiera “Carlo Faldi” del 1939 e la torretta di avvistamento sono ancora visibili.
SCAVI
Enrico Atzeni avviò gli studi archeologici negli anni Cinquanta del Novecento.
I successivi restauri sono stati necessari per rendere leggibili gli ambienti, nel tempo oggetto anche di scavi non autorizzati.
FONTI
Il Nuraghe Diana, Master del progetto Sardegna Nuragica.
Gianfranca Salis, «Nuraghe Diana - Quartu Sant’Elena», in Quaderni. Rivista di Archeologia, 31, 2020.
IDESE, «Nuraghe Diana».
Nuraghe Diana, «Il nuraghe Diana» e «Tra storia e leggenda».
SardegnaCultura.
IL NOME DEL SITO
Nella cartografia storica il nuraghe è denominato «Nuraghe Jana». Secondo un’interpretazione «Jana» sta per «janna», che in sardo significa «porta», con riferimento alla posizione affacciata sul mare.
Secondo una leggenda, il pirata Mugahid avrebbe nascosto un tesoro nei pressi del nuraghe senza poterlo recuperare: la leggenda avrebbe alimentato un’intensa attività di scavo abusivo.
IL PAESAGGIO
Il promontorio di Is Mortorius domina il Golfo degli Angeli e il tratto di costa tra Cagliari e Villasimius.
La posizione permetteva di sorvegliare il mare e i collegamenti con l’entroterra, in un sistema costiero di nuraghi in contatto visivo tra loro.